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Rialto. La barca fuori controllo. 

11 febbraio 2026


Domenica, sotto il Ponte di Rialto, una barca di Alilaguna SpA è andata a schiantarsi. Ha perso il controllo. Ha invaso lo spazio degli altri. Ha colpito. Non è morto nessuno. Per caso. Per fortuna. In quel tratto di Canal Grande passano gondole, vaporetti, barche da lavoro. Passano persone. Bambini. Anziani. Lavoratori. Se oggi non stiamo contando i morti è solo perché Venezia, ogni tanto, viene salvata dalla 
fortuna. 

Non da chi la governa. Un guasto può capitare. Ma un guasto diventa pericoloso quando avviene dentro un sistema che ha perso il controllo. 

E sul Canal Grande il controllo pare non esserci più e a dominare sono il caos e la legge del più forte. Alilaguna non è una barca qualsiasi. È una società privata che naviga in Canal Grande in quanto titolare di concessione di servizio di trasporto pubblico, con cui convivono anche interferenze mai affrontate e risolte che comunque creano frequenti disagi all’utenza, in particolare veneziana. Chi vive a Venezia questo lo sa. Gondole e taxi, barche del trasporto merci e private continuano a percorrere indisturbate il Canal Grande a tutte le ore e senza regole adeguate a prevenire incidenti sempre in agguato. E chi ha permesso tutto questo? 

Il Canal Grande è la spina dorsale della città. Non è un’autostrada privata. È uno spazio pubblico. O dovrebbe esserlo. 

E invece da anni è diventato il luogo dove vince chi pesa di più, chi corre di più, chi fattura di più. Con il silenzio complice del Comune di Venezia. Con la responsabilità politica diretta del sindaco Luigi Brugnaro e della sua Giunta. 

Un sistema che evidentemente ha scelto. Ha scelto il business, non la sicurezza. Ha scelto il turismo spinto, non la vivibilità sostenibile della città nella sua normale quotidianità. Ha scelto di chiudere un occhio, due occhi, meglio non scontrarsi con lobby e interessi forti. 

Domenica quel potere ha ancora una volta perso. La barca è finita dove non doveva. Questa è la verità che fa male.  

Non è colpa solo di una leva, di un motore, di un pezzo rotto o del pilota.   

È colpa di chi ha lasciato crescere un traffico incontrollato nel punto più fragile della laguna. Noi chiediamo innanzitutto: perché non si è portato a termine il piano del traffico acqueo per affrontare la riorganizzazione del traffico, in particolare in Canal Grande, contemperando le varie esigenze di tutte le categorie? Perché non si è dirottato il più possibile sulle linee esterne il trasporto pubblico turistico, sgravando la pressione sul Canal Grande con grande beneficio per i veneziani? Perché si è abbandonato il progetto della riorganizzazione della distribuzione delle merci, rinunciando alla realizzazione dell’interscambio al Tronchetto? Perché non si sono obbligati sistemi di sicurezza a bordo in grado di evitare incidenti come quest’ultimo?  Perché non si è fatto nulla o molto poco per dotare le imbarcazioni di motori ibridi? Perché non si è creato un punto di presidio fisso della polizia municipale nei pressi del Ponte di Rialto, che è il tratto più delicato dell’intero Canal Grande? 

È colpa sicuramente di chi governa. Ma guardiamo avanti. FACCIAMOLO, ORA. SUBITO. NON DOMANI. 

Perché se domenica non c’è stata una tragedia, la prossima volta potrebbe non andare così.E allora non basteranno i comunicati. Non basterà dire “è stato un  incidente”. 

Venezia non può vivere sospesa alla fortuna. O si rimette ordine. O qualcuno dovrà rispondere. E questa volta si conoscono i loro nomi e cognomi. 

Il Presidente di Venezia è Tua 

Ugo Bergamo

Comunicato stampa di Ugo Bergamo, Presidente di Venezia È Tua

11 febbraio 2026

Rialto. La barca fuori controllo.

11 febbraio 2026


Domenica, sotto il Ponte di Rialto, una barca di Alilaguna SpA è andata a schiantarsi. Ha perso il controllo. Ha invaso lo spazio degli altri. Ha colpito. Non è morto nessuno. Per caso. Per fortuna. In quel tratto di Canal Grande passano gondole, vaporetti, barche da lavoro. Passano persone. Bambini. Anziani. Lavoratori. Se oggi non stiamo contando i morti è solo perché Venezia, ogni tanto, viene salvata dalla
fortuna.

Non da chi la governa. Un guasto può capitare. Ma un guasto diventa pericoloso quando avviene dentro un sistema che ha perso il controllo.

E sul Canal Grande il controllo pare non esserci più e a dominare sono il caos e la legge del più forte. Alilaguna non è una barca qualsiasi. È una società privata che naviga in Canal Grande in quanto titolare di concessione di servizio di trasporto pubblico, con cui convivono anche interferenze mai affrontate e risolte che comunque creano frequenti disagi all’utenza, in particolare veneziana. Chi vive a Venezia questo lo sa. Gondole e taxi, barche del trasporto merci e private continuano a percorrere indisturbate il Canal Grande a tutte le ore e senza regole adeguate a prevenire incidenti sempre in agguato. E chi ha permesso tutto questo?

Il Canal Grande è la spina dorsale della città. Non è un’autostrada privata. È uno spazio pubblico. O dovrebbe esserlo.

E invece da anni è diventato il luogo dove vince chi pesa di più, chi corre di più, chi fattura di più. Con il silenzio complice del Comune di Venezia. Con la responsabilità politica diretta del sindaco Luigi Brugnaro e della sua Giunta.

Un sistema che evidentemente ha scelto. Ha scelto il business, non la sicurezza. Ha scelto il turismo spinto, non la vivibilità sostenibile della città nella sua normale quotidianità. Ha scelto di chiudere un occhio, due occhi, meglio non scontrarsi con lobby e interessi forti.

Domenica quel potere ha ancora una volta perso. La barca è finita dove non doveva. Questa è la verità che fa male.

Non è colpa solo di una leva, di un motore, di un pezzo rotto o del pilota.

È colpa di chi ha lasciato crescere un traffico incontrollato nel punto più fragile della laguna. Noi chiediamo innanzitutto: perché non si è portato a termine il piano del traffico acqueo per affrontare la riorganizzazione del traffico, in particolare in Canal Grande, contemperando le varie esigenze di tutte le categorie? Perché non si è dirottato il più possibile sulle linee esterne il trasporto pubblico turistico, sgravando la pressione sul Canal Grande con grande beneficio per i veneziani? Perché si è abbandonato il progetto della riorganizzazione della distribuzione delle merci, rinunciando alla realizzazione dell’interscambio al Tronchetto? Perché non si sono obbligati sistemi di sicurezza a bordo in grado di evitare incidenti come quest’ultimo? Perché non si è fatto nulla o molto poco per dotare le imbarcazioni di motori ibridi? Perché non si è creato un punto di presidio fisso della polizia municipale nei pressi del Ponte di Rialto, che è il tratto più delicato dell’intero Canal Grande?

È colpa sicuramente di chi governa. Ma guardiamo avanti. FACCIAMOLO, ORA. SUBITO. NON DOMANI.

Perché se domenica non c’è stata una tragedia, la prossima volta potrebbe non andare così.E allora non basteranno i comunicati. Non basterà dire “è stato un incidente”.

Venezia non può vivere sospesa alla fortuna. O si rimette ordine. O qualcuno dovrà rispondere. E questa volta si conoscono i loro nomi e cognomi.

Il Presidente di Venezia è Tua

Ugo Bergamo

Comunicato stampa

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