top of page
< Back
Sì, ci sono, per Venezia. Per tutti noi.

Non è una decisione presa alla leggera.Dopo tanti anni di impegno al servizio del bene comune avrei potuto fermarmi, e invece sento che oggi non è il tempo di restare in disparte, perché Venezia ha bisogno. Ha bisogno di essere difesa, guidata, rimessa al centro. In questi anni ho avuto l’onore di servire la nostra città e il nostro paese in ruoli diversi: come sindaco di Venezia, come consigliere regionale, come senatore della repubblica e come membro del consiglio superiore della magistratura. Non lo dico per guardare indietro, ma perché è da queste esperienze che nasce ciò che posso mettere oggi al servizio della città: conoscenza, competenza, equilibrio, capacità di affrontare problemi complessi e di trovare soluzioni concrete, e tutto questo, sempre insieme. Non per ambizione personale, che non mi appartiene più, non per nostalgia, ma per una ragione semplice, brutale, innegabile: Venezia è in pericolo.

Questa città, unica al mondo, fragile e potentissima insieme, è stata governata per undici anni consecutivi da una classe dirigente che ha smarrito il senso del limite, della misura, della responsabilità. Undici anni in cui si è amministrato senza visione, senza coraggio, senza amore vero per Venezia, e oggi, con una leggerezza che rasenta l'arroganza, gli stessi protagonisti chiedono ancora fiducia, come se nulla fosse accaduto.

Ci sono per mettere in campo ciò che ho imparato in una vita intera: esperienza, equilibrio, capacità di eggere i processi e di difendere l'interesse pubblico, ma soprattutto ci sono per una battaglia politica chiara: mandare a casa chi ha trasformato il governo della città in un esercizio di potere sterile.

Tra questi, non posso tacere il caso di Simone Venturini: undici anni in comune, ruoli importanti, deleghe pesanti, responsabilità evidenti, eppure il bilancio è desolante: nessuna visione autonoma, nessuna capacità di incidere davvero. Non ha saputo - o voluto - esercitare quel ruolo di contrappeso che ogni amministratore serio deve avere nei confronti del sindaco. Accanto a Luigi Brugnaro, Venturini è rimasto una presenza silenziosa, un esecutore diligente ma privo di iniziativa, non un interlocutore, ma un fedele. E oggi si ripresenta, come se undici anni non fossero esistiti, come se i risultati o meglio la loro assenza non contassero.

Questo è il punto: Venezia ora ha bisogno di discontinuità radicale rispetto a questi ultimi 11 anni, ha bisogno di persone che sappiano dire anche dei no, che sappiano opporsi con fermezza, che sappiano mettere la nostra città davanti a tutto, anche davanti alle convenienze politiche.

Io non ho nulla da dimostrare, ma ho ancora molto da dare e sento il dovere, morale prima ancora che politico, di farlo adesso. Perché venezia non può essere lasciata a chi non la capisce e non la difende, deve tornare nelle mani di chi la serve: a differenza di molti, io posso dire perché l’ho già fatto che governare o meglio guidare Venezia significa ascoltare, sentire i cittadini, scegliere, assumersi responsabilità. Sempre con un principio chiaro: Venezia non è in vendita.

Venezia è una comunità viva. Oggi, dopo anni di amministrazione senza visione, questa comunità è più fragile, sempre meno residenti, sempre più disuguaglianze, un’economia sbilanciata, servizi che faticano a rispondere ai bisogni reali delle persone, che mettono al primo posto il profitto e non i cittadini che devono o meglio dovrebbero servire, una pressione turistica soffocante che divora da anni giorno dopo giorno la nostra comunità.

È sotto gli occhi di tutti: così non può continuare.

Per questo ci sono. Ci sono per rimettere al centro chi a Venezia vive ogni giorno: le famiglie, i giovani, chi tutti i giorni lavora, chi resiste. Ci sono per difendere il diritto alla casa, per contrastare lo spopolamento dei residenti, per costruire un’economia più giusta e diversificata. Ci sono per una città più sicura, più vivibile, più rispettata, ma ci sono anche per qualcosa di più profondo: per restituire dignità alla politica e al governo della città. Venezia non ha bisogno di continuità con ciò che non ha funzionato, ha bisogno di un cambiamento netto, serio, responsabile.

A chi mi conosce già, dico: sapete come lavoro, sapete cosa rappresento. 

Ai più giovani che magari ancora non mi conoscono, dico: datemi fiducia, giudicatemi per quello che farò, per l’impegno che metterò ogni giorno: questo perché la città vi appartiene. 

Ci sono non per ambizione personale.

Ci sono perché dentro di me sento un dovere, un dovere verso Venezia. Questa città merita di più. Merita rispetto, visione, futuro, e insieme possiamo restituirle tutto questo. 

Ci sono per Venezia. Ci sono per tutti noi. 


Con determinazione,


Ugo Bergamo

Lettera di Ugo Bergamo ai suoi Concittadini

21 maggio 2026

Sì, ci sono, per Venezia. Per tutti noi.

Non è una decisione presa alla leggera.Dopo tanti anni di impegno al servizio del bene comune avrei potuto fermarmi, e invece sento che oggi non è il tempo di restare in disparte, perché Venezia ha bisogno. Ha bisogno di essere difesa, guidata, rimessa al centro. In questi anni ho avuto l’onore di servire la nostra città e il nostro paese in ruoli diversi: come sindaco di Venezia, come consigliere regionale, come senatore della repubblica e come membro del consiglio superiore della magistratura. Non lo dico per guardare indietro, ma perché è da queste esperienze che nasce ciò che posso mettere oggi al servizio della città: conoscenza, competenza, equilibrio, capacità di affrontare problemi complessi e di trovare soluzioni concrete, e tutto questo, sempre insieme. Non per ambizione personale, che non mi appartiene più, non per nostalgia, ma per una ragione semplice, brutale, innegabile: Venezia è in pericolo.

Questa città, unica al mondo, fragile e potentissima insieme, è stata governata per undici anni consecutivi da una classe dirigente che ha smarrito il senso del limite, della misura, della responsabilità. Undici anni in cui si è amministrato senza visione, senza coraggio, senza amore vero per Venezia, e oggi, con una leggerezza che rasenta l'arroganza, gli stessi protagonisti chiedono ancora fiducia, come se nulla fosse accaduto.

Ci sono per mettere in campo ciò che ho imparato in una vita intera: esperienza, equilibrio, capacità di eggere i processi e di difendere l'interesse pubblico, ma soprattutto ci sono per una battaglia politica chiara: mandare a casa chi ha trasformato il governo della città in un esercizio di potere sterile.

Tra questi, non posso tacere il caso di Simone Venturini: undici anni in comune, ruoli importanti, deleghe pesanti, responsabilità evidenti, eppure il bilancio è desolante: nessuna visione autonoma, nessuna capacità di incidere davvero. Non ha saputo - o voluto - esercitare quel ruolo di contrappeso che ogni amministratore serio deve avere nei confronti del sindaco. Accanto a Luigi Brugnaro, Venturini è rimasto una presenza silenziosa, un esecutore diligente ma privo di iniziativa, non un interlocutore, ma un fedele. E oggi si ripresenta, come se undici anni non fossero esistiti, come se i risultati o meglio la loro assenza non contassero.

Questo è il punto: Venezia ora ha bisogno di discontinuità radicale rispetto a questi ultimi 11 anni, ha bisogno di persone che sappiano dire anche dei no, che sappiano opporsi con fermezza, che sappiano mettere la nostra città davanti a tutto, anche davanti alle convenienze politiche.

Io non ho nulla da dimostrare, ma ho ancora molto da dare e sento il dovere, morale prima ancora che politico, di farlo adesso. Perché venezia non può essere lasciata a chi non la capisce e non la difende, deve tornare nelle mani di chi la serve: a differenza di molti, io posso dire perché l’ho già fatto che governare o meglio guidare Venezia significa ascoltare, sentire i cittadini, scegliere, assumersi responsabilità. Sempre con un principio chiaro: Venezia non è in vendita.

Venezia è una comunità viva. Oggi, dopo anni di amministrazione senza visione, questa comunità è più fragile, sempre meno residenti, sempre più disuguaglianze, un’economia sbilanciata, servizi che faticano a rispondere ai bisogni reali delle persone, che mettono al primo posto il profitto e non i cittadini che devono o meglio dovrebbero servire, una pressione turistica soffocante che divora da anni giorno dopo giorno la nostra comunità.

È sotto gli occhi di tutti: così non può continuare.

Per questo ci sono. Ci sono per rimettere al centro chi a Venezia vive ogni giorno: le famiglie, i giovani, chi tutti i giorni lavora, chi resiste. Ci sono per difendere il diritto alla casa, per contrastare lo spopolamento dei residenti, per costruire un’economia più giusta e diversificata. Ci sono per una città più sicura, più vivibile, più rispettata, ma ci sono anche per qualcosa di più profondo: per restituire dignità alla politica e al governo della città. Venezia non ha bisogno di continuità con ciò che non ha funzionato, ha bisogno di un cambiamento netto, serio, responsabile.

A chi mi conosce già, dico: sapete come lavoro, sapete cosa rappresento.

Ai più giovani che magari ancora non mi conoscono, dico: datemi fiducia, giudicatemi per quello che farò, per l’impegno che metterò ogni giorno: questo perché la città vi appartiene.

Ci sono non per ambizione personale.

Ci sono perché dentro di me sento un dovere, un dovere verso Venezia. Questa città merita di più. Merita rispetto, visione, futuro, e insieme possiamo restituirle tutto questo.

Ci sono per Venezia. Ci sono per tutti noi.


Con determinazione,


Ugo Bergamo

Lettera aperta

bottom of page