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È NATALE. 

E Venezia, a Natale, sa essere più vera di ogni altra stagione. La città rallenta. L’acqua respira piano. Le luci si riflettono nei canali come promesse mantenute a metà, ma ancora vive. È in questo silenzio che Venezia ci parla. Non chiede slogan. Chiede cura. Venezia non è solo bella. Venezia è fragile. E tutto ciò che è fragile va amato con vigore. Il benessere di una città non si misura dai numeri. Si misura dal passo dei bambini che vanno a scuola. Dalla spesa fatta sotto casa. Dal medico che arriva anche sull’isola quando piove e tira vento. Dal negozio che apre al mattino perché qualcuno vive lì, non perché qualcuno passa e poi sparisce. Una città sta bene quando la sera si accende una luce dietro una finestra. E poi un’altra. E un’altra ancora.  

Questa città ha conosciuto la ricchezza senza arroganza e la potenza senza rumore. Ha governato mari perché sapeva governare se stessa. Con equilibrio. Con misura. Con rispetto. Oggi non servono imprese eroiche. Serve tornare a questo: al senso delle cose giuste. Al senso delle cose semplici. 

Prendersi cura di Venezia vuol dire restituirle il respiro. Vuol dire case dove vivere, non solo dove dormire una notte. Vuol dire lavoro che non consumi la città ma la sostenga. Vuol dire una laguna rispettata e non sfruttata. Vuol dire una città che non si vende, ma si offre con dignità. 

Lo diciamo da tempo, con parole semplici: Venezia è di chi la vive. Di chi la ama ogni giorno. Di chi resta. Di chi torna. Di chi non scappa. 

Questo non è uno slogan. È un principio di salute collettiva, ribadito con chiarezza nei documenti fondativi del nostro impegno civico, che mettono al centro la residenzialità, i servizi diffusi, la vitalità sociale come condizioni essenziali per non  diventare una “non città” Il benessere non è lusso. È normalità. È poter invecchiare senza sentirsi di troppo.

È poter crescere un figlio senza dover partire. È poter lavorare senza sentirsi ospiti a casa propria. E Venezia può farcela. Non è una città finita. È una città stanca di essere usata. A Natale celebriamo una nascita. E ogni nascita porta una responsabilità. Prendersi cura. Proteggere. Dare futuro. Il futuro di Venezia non è un’utopia. È una scelta quotidiana. È fatta di attenzione, di competenza, di verità dette senza gridare. È fatta di comunità che si riconosce e cammina insieme.  Questa sera non celebriamo un programma. Celebriamo un legame. Il legame tra noi e la città.  

Tra chi c’era, chi c’è e chi verrà. Tra la pietra e l’acqua. Tra la memoria e il domani. Vi auguro un Natale veneziano. Un Natale fatto di calore vero, non di cartolina. Un Natale di cura, di coraggio quieto, di speranza concreta. 

E vi auguro una cosa semplice e grande insieme: che Venezia torni a stare bene. E che noi impariamo, ogni giorno, a volerle bene come si fa con le cose preziose: senza sprecarle, senza venderle, senza tradirle. 

Buon Natale. 

Il Direttivo di Venezia è Tua

Auguri di Natale

16 dicembre 2025

È NATALE.

E Venezia, a Natale, sa essere più vera di ogni altra stagione. La città rallenta. L’acqua respira piano. Le luci si riflettono nei canali come promesse mantenute a metà, ma ancora vive. È in questo silenzio che Venezia ci parla. Non chiede slogan. Chiede cura. Venezia non è solo bella. Venezia è fragile. E tutto ciò che è fragile va amato con vigore. Il benessere di una città non si misura dai numeri. Si misura dal passo dei bambini che vanno a scuola. Dalla spesa fatta sotto casa. Dal medico che arriva anche sull’isola quando piove e tira vento. Dal negozio che apre al mattino perché qualcuno vive lì, non perché qualcuno passa e poi sparisce. Una città sta bene quando la sera si accende una luce dietro una finestra. E poi un’altra. E un’altra ancora.

Questa città ha conosciuto la ricchezza senza arroganza e la potenza senza rumore. Ha governato mari perché sapeva governare se stessa. Con equilibrio. Con misura. Con rispetto. Oggi non servono imprese eroiche. Serve tornare a questo: al senso delle cose giuste. Al senso delle cose semplici.

Prendersi cura di Venezia vuol dire restituirle il respiro. Vuol dire case dove vivere, non solo dove dormire una notte. Vuol dire lavoro che non consumi la città ma la sostenga. Vuol dire una laguna rispettata e non sfruttata. Vuol dire una città che non si vende, ma si offre con dignità.

Lo diciamo da tempo, con parole semplici: Venezia è di chi la vive. Di chi la ama ogni giorno. Di chi resta. Di chi torna. Di chi non scappa.

Questo non è uno slogan. È un principio di salute collettiva, ribadito con chiarezza nei documenti fondativi del nostro impegno civico, che mettono al centro la residenzialità, i servizi diffusi, la vitalità sociale come condizioni essenziali per non diventare una “non città” Il benessere non è lusso. È normalità. È poter invecchiare senza sentirsi di troppo.

È poter crescere un figlio senza dover partire. È poter lavorare senza sentirsi ospiti a casa propria. E Venezia può farcela. Non è una città finita. È una città stanca di essere usata. A Natale celebriamo una nascita. E ogni nascita porta una responsabilità. Prendersi cura. Proteggere. Dare futuro. Il futuro di Venezia non è un’utopia. È una scelta quotidiana. È fatta di attenzione, di competenza, di verità dette senza gridare. È fatta di comunità che si riconosce e cammina insieme. Questa sera non celebriamo un programma. Celebriamo un legame. Il legame tra noi e la città.

Tra chi c’era, chi c’è e chi verrà. Tra la pietra e l’acqua. Tra la memoria e il domani. Vi auguro un Natale veneziano. Un Natale fatto di calore vero, non di cartolina. Un Natale di cura, di coraggio quieto, di speranza concreta.

E vi auguro una cosa semplice e grande insieme: che Venezia torni a stare bene. E che noi impariamo, ogni giorno, a volerle bene come si fa con le cose preziose: senza sprecarle, senza venderle, senza tradirle.

Buon Natale.

Il Direttivo di Venezia è Tua

Auguri di Natale

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