
Bezos si sposa a Venezia
24 giugno 2025
Bezos si sposa a Venezia. E sarebbe questo il problema per la città? Se per qualcuno è così “Venezia è Tua” invece vuole che diventi una opportunità.
Si sa: nessuna protesta riesce davvero a turbare l’avvincente quiete salmastra della laguna, e così sarà anche per Jeff Bezos e Lauren Sánchez, che qui stanno per scambiarsi le promesse di nozze. A chi brandisce striscioni contro il miliardario che “compra Venezia” va ricordato un fatto semplice: ogni persona, ricca o povera che sia, ha il diritto di sposarsi dove vuole, e se scelgono Venezia non può che fare piacere. Esistono alberghi, palazzi riservati ad eventi, gondole con il loro fascino e la loro suggestione; Venezia vive, da secoli, di questo e dell’essere sempre accogliente e ospitale, chiedendo solo di essere compresa e rispettata. Venezia non sarà mai comprata da nessuno.
Ma sono anche i numeri e i fatti a raccontare un’altra storia rispetto alle proteste. L’organizzazione dell’evento sta assumendo personale locale per catering, logistica, trasporti e sicurezza; Bezos ha già elargito donazioni a fondazioni veneziane impegnate nel restauro di chiese minori e nella ricerca sulla laguna.
Ogni banchetto, ogni suite prenotata, ogni fascio di luce che illuminerà le calli genererà indotto: cuochi, facchini, elettricisti e chi più ne ha più ne metta. Perché criminalizzare chi, rispettando la specialità e la normalità della città, crea lavoro immediato e, se ben coinvolto, può innescare investimenti strutturali futuri?
Il vero male a Venezia non lo fa un matrimonio di tre giorni, ma un’amministrazione che ha
permesso per anni di scaricare navi troppo grandi nel bacino, che approva deroghe urbanistiche che stravolgono il tessuto sociale della città, che lascia che il centro storico perda residenti e servizi essenziali, che non contrasta se non con interventi inefficaci l’over-turismo, che non fa nulla per ripopolare la città. Sono questi i comportamenti colpevoli che svuotano la città giorno per giorno, compromettendone la vitalità sociale e la dimensione umana, non uno yacht ancorato per un brindisi o una festa in un palazzo.
Coinvolgiamo Bezos, non denigriamolo.
Facciamo un passo in avanti: proponiamo a Bezos, prendendo comunque positivamente atto del
concreto sostegno già offerto ad alcune importanti istituzioni cittadine, qualcosa in più, di più impegnativo ed entusiasmante anche per lui: magari un “Patto per l’Arsenale”, un hub di tecnologie verdi e cantieristica avanzata che restituisca spazi pubblici e posti di lavoro qualificati ai veneziani, o l’insediamento a Venezia di attività direzionali o di ricerca. Certo, non gli mancano le opportunità.
Offriamogli, se del caso, anche agevolazioni mirate, trasparenti, vincolate alla creazione di occupazione stabile e qualificata. Se c’è un magnate disposto a investire, l’intelligenza della politica sta nel guidarne la spinta, non nel respingerlo con sarcasmo.
Venezia non si svende quando affitta una sala da ballo; si svende quando rinuncia alla propria visione e lascia che l’incuria amministrativa la mercifichi dall’interno.
Accogliamo il matrimonio con il garbo antico dei mercanti lagunari: e rilanciamo.
E poi Hemingway docet: dopo la festa torniamo al lavoro, sobri e testardi come i mattoni d’Istria che lastricano la città, perché la vera festa, per noi, sarà vedere che abbiamo favorito il crescere di nuovi posti di lavoro qualificato tra le calli, essenziali per il ripopolamento e la vitalità della città.
Il presidente di Venezia è Tua
Ugo Bergamo
Comunicato stampa
