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Venezia non chiede privilegi, chiede futuro 

Presidente Giorgia Meloni, 

Venezia non Le scrive per chiedere favori. Le scrive per chiedere attenzione. Venezia 
è una città che non muore di colpo. Muore lentamente. Muore quando il lavoro vero 
se ne va. Muore quando i giovani partono. Muore quando le case restano vuote e le 
scuole perdono bambini. 

Un nuovo ufficio pubblico, oggi, a Venezia non è burocrazia. È respiro. È lavoro 
stabile. È una famiglia che resta. È un bambino che nasce, un asilo che riapre, una 
scuola che non chiude. 

Roma ha già tutto. Ministeri, agenzie, palazzi e funzioni. Venezia no. 

Eppure Venezia ha ciò che Roma non può avere: 
una storia europea vera, una vocazione internazionale naturale, una città che per 
secoli ha vissuto di regole, scambi, diritto e amministrazione. Portare una nuova 
funzione pubblica a Venezia non significherebbe indebolire lo Stato. Significherebbe 
renderlo più giusto. Più equilibrato. Più lungimirante. 

Una città che vive di solo turismo non è una città: è un consumo. Una città senza 
lavoro stabile non è una comunità: è una scenografia. Venezia non chiede di essere 
salvata. 

Chiede di non essere abbandonata. Chiede uno sguardo. Chiede una riflessione. 
Chiede una scelta che guardi oltre Roma. 

Perché ogni ufficio che nasce a Venezia non è un costo. È una generazione che 
resta. E una città che resta viva è una ricchezza per tutto il Paese. 

Con rispetto, 
ma con la fermezza di chi ama questa città più di se stesso, 
Ugo Bergamo

Lettera di Ugo Bergamo al Presidente Meloni

31 gennaio 2026

Venezia non chiede privilegi, chiede futuro

Presidente Giorgia Meloni,

Venezia non Le scrive per chiedere favori. Le scrive per chiedere attenzione. Venezia
è una città che non muore di colpo. Muore lentamente. Muore quando il lavoro vero
se ne va. Muore quando i giovani partono. Muore quando le case restano vuote e le
scuole perdono bambini.

Un nuovo ufficio pubblico, oggi, a Venezia non è burocrazia. È respiro. È lavoro
stabile. È una famiglia che resta. È un bambino che nasce, un asilo che riapre, una
scuola che non chiude.

Roma ha già tutto. Ministeri, agenzie, palazzi e funzioni. Venezia no.

Eppure Venezia ha ciò che Roma non può avere:
una storia europea vera, una vocazione internazionale naturale, una città che per
secoli ha vissuto di regole, scambi, diritto e amministrazione. Portare una nuova
funzione pubblica a Venezia non significherebbe indebolire lo Stato. Significherebbe
renderlo più giusto. Più equilibrato. Più lungimirante.

Una città che vive di solo turismo non è una città: è un consumo. Una città senza
lavoro stabile non è una comunità: è una scenografia. Venezia non chiede di essere
salvata.

Chiede di non essere abbandonata. Chiede uno sguardo. Chiede una riflessione.
Chiede una scelta che guardi oltre Roma.

Perché ogni ufficio che nasce a Venezia non è un costo. È una generazione che
resta. E una città che resta viva è una ricchezza per tutto il Paese.

Con rispetto,
ma con la fermezza di chi ama questa città più di se stesso,
Ugo Bergamo

Lettera aperta

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