top of page
I giochi sono fatti. La partita è chiusa. Venezia è Fuori.

Abbiamo sperato fino all’ultimo, ma purtroppo nella finanziaria approvata dal Governo e dal 
Parlamento non c’è neppure un euro per rifinanziare la Legge Speciale per Venezia. 

Anzi, l’aver posto il voto di fiducia ha impedito anche di discutere e votare l’emendamento 
del senatore Andrea Martella, che chiedeva di prevedere nuovi fondi per 180 milioni di euro 
all’anno.

Niente. Zero, sì proprio zero!!!

Altro che Statuto Speciale. Altro che solenni proclami di sostegno a garantire a Venezia poteri straordinari per affrontare le gravi emergenze e le sfide che la città deve affrontare per sopravvivere, prima di tutto, come comunità viva e vitale.

L’idea dello Statuto Speciale l’avevamo messa noi sul tavolo per primi, senza cessare di 
chiedere ovviamente, nell’attesa, un adeguato e consistente rifinanziamento della Legge 
Speciale e un suo aggiornamento. E ciò senza fanfare. Senza selfie o senza riflettori puntati. Con serietà.

Poi sono arrivati loro: Luca Zaia, Luigi Brugnaro, Michele Zuin e Simone Venturini – il selfie man. I cultori della propria immagine. Le bandierine da apporre sulla proposta per 
rivendicarne tardivamente la paternità. Le conferenze stampa per attribuire a sé il merito della svolta per garantire il futuro della città. Le parole grosse e solenni. Luca Zaia. Luigi Brugnaro. Zuin. Venturini. Tutta la compagnia della destra veneziana e veneta insieme per accreditarsi come unici paladini della difesa di Venezia.

Ma la realtà si è rivelata anche troppo presto ben diversa. PAROLE. SOLO PAROLE.
Ce li ricordiamo tutti bene, vero? Solo pochi mesi fa riempivano i giornali locali parlando di Statuto Speciale per Venezia, “come Roma Capitale”, e chiedevano cospicui rifinanziamenti  immediati per la legge speciale vigente. Lo dicevano sapendo di mentire, perché in fondo non 
gliene fregava evidentemente più di tanto.

È triste dirlo, ma hanno mentito. Almeno così dicono i fatti. A viso aperto. Senza vergogna.
Ma i veneziani ora, semmai avessero avuto dubbi, se ne sono resi conto. Li hanno presi in 
giro. Hanno mentito loro guardandoli negli occhi.

Svegliamoci, veneziani. Svegliamoci, mestrini.

Perché quando si parla di soldi veri, Venezia non c’è. Quando si vota una legge finanziaria che dovrebbe salvare la città, Venezia non c’è. Quando si decide se Venezia è ancora un problema di interesse nazionale, come del resto dice la legge vigente, o solo una cartolina da esibire, la destra gira la testa dall’altra parte.

Ma c’è stata una sola reazione critica di questi signori alla eclatante notizia che il governo di destra ha approvato una finanziaria e ha lasciato a secco Venezia, cosa che non si era mai verificata da quando esiste la legge speciale, compromettendone seriamente le prospettive, non dico di ripresa ma neppure di tenuta. Non dico dimissioni o altre forme eclatanti di protesta, pur legittime e forse dovute; non dico l’indizione di una mobilitazione dell’intera città e di tutte le sue componenti politiche, sindacali, sociali e culturali. MA ALMENO UNA MANIFESTAZIONE DI DISSENSO O DI PRESA DI DISTANZA?! NO SOLO 
INDIFFERENZA E SILENZIO IMBARAZZATO.

Questo dimostra ancora una volta che le frasi solenni sopra ricordate erano vuote e fini solo alla loro immagine. Con Zaia. Con Brugnaro. Con Zuin. Con Venturini. Venezia non è mai 
stata così sola. Non è mai stata così male rappresentata e tutelata.

Sola a Roma. Sola in Regione. Sola a Ca’ Farsetti.

E non è un’opinione. È un fatto. La Legge Speciale non è un favore. È una necessità. Venezia 
non è una città come le altre. È acqua. È pietra che affonda. È manutenzione ogni giorno. È 
residenza che scappa. È lavoro che muore. Senza risorse resta solo una cosa: una inarrestabile prospettiva di esaurimento dell’essenza stessa di essere città.
E allora la domanda è semplice. Semplice come una bestemmia detta sottovoce: con che 
faccia tosta possono chiedere a Venezia e Mestre di rivotarli? Con che coraggio vengono a 
battere le mani in Piazza San Marco, dopo aver lasciato la città senza un euro? Con che 
dignità parlano di futuro, mentre firmano il presente della rinuncia?
Questa destra ama Venezia come si ama un souvenir. La lucida. La vende. La consuma. Ma 
non la difende.
Noi no. 
Noi diciamo che Venezia non è in saldo. Che non si governa con gli slogan. Che non si salva 
una città con le bugie.
Chi ha voltato le spalle ieri e le volta oggi non merita fiducia domani.
Venezia si ricorda. E molto presto ormai presenterà loro il conto.

Il Presidente di Venezia è Tua

Ugo Bergamo

I giochi sono fatti. La partita è chiusa. Venezia è Fuori

9 gennaio 2026

I giochi sono fatti. La partita è chiusa. Venezia è Fuori.

Abbiamo sperato fino all’ultimo, ma purtroppo nella finanziaria approvata dal Governo e dal
Parlamento non c’è neppure un euro per rifinanziare la Legge Speciale per Venezia.

Anzi, l’aver posto il voto di fiducia ha impedito anche di discutere e votare l’emendamento
del senatore Andrea Martella, che chiedeva di prevedere nuovi fondi per 180 milioni di euro
all’anno.

Niente. Zero, sì proprio zero!!!

Altro che Statuto Speciale. Altro che solenni proclami di sostegno a garantire a Venezia poteri straordinari per affrontare le gravi emergenze e le sfide che la città deve affrontare per sopravvivere, prima di tutto, come comunità viva e vitale.

L’idea dello Statuto Speciale l’avevamo messa noi sul tavolo per primi, senza cessare di
chiedere ovviamente, nell’attesa, un adeguato e consistente rifinanziamento della Legge
Speciale e un suo aggiornamento. E ciò senza fanfare. Senza selfie o senza riflettori puntati. Con serietà.

Poi sono arrivati loro: Luca Zaia, Luigi Brugnaro, Michele Zuin e Simone Venturini – il selfie man. I cultori della propria immagine. Le bandierine da apporre sulla proposta per
rivendicarne tardivamente la paternità. Le conferenze stampa per attribuire a sé il merito della svolta per garantire il futuro della città. Le parole grosse e solenni. Luca Zaia. Luigi Brugnaro. Zuin. Venturini. Tutta la compagnia della destra veneziana e veneta insieme per accreditarsi come unici paladini della difesa di Venezia.

Ma la realtà si è rivelata anche troppo presto ben diversa. PAROLE. SOLO PAROLE.
Ce li ricordiamo tutti bene, vero? Solo pochi mesi fa riempivano i giornali locali parlando di Statuto Speciale per Venezia, “come Roma Capitale”, e chiedevano cospicui rifinanziamenti immediati per la legge speciale vigente. Lo dicevano sapendo di mentire, perché in fondo non
gliene fregava evidentemente più di tanto.

È triste dirlo, ma hanno mentito. Almeno così dicono i fatti. A viso aperto. Senza vergogna.
Ma i veneziani ora, semmai avessero avuto dubbi, se ne sono resi conto. Li hanno presi in
giro. Hanno mentito loro guardandoli negli occhi.

Svegliamoci, veneziani. Svegliamoci, mestrini.

Perché quando si parla di soldi veri, Venezia non c’è. Quando si vota una legge finanziaria che dovrebbe salvare la città, Venezia non c’è. Quando si decide se Venezia è ancora un problema di interesse nazionale, come del resto dice la legge vigente, o solo una cartolina da esibire, la destra gira la testa dall’altra parte.

Ma c’è stata una sola reazione critica di questi signori alla eclatante notizia che il governo di destra ha approvato una finanziaria e ha lasciato a secco Venezia, cosa che non si era mai verificata da quando esiste la legge speciale, compromettendone seriamente le prospettive, non dico di ripresa ma neppure di tenuta. Non dico dimissioni o altre forme eclatanti di protesta, pur legittime e forse dovute; non dico l’indizione di una mobilitazione dell’intera città e di tutte le sue componenti politiche, sindacali, sociali e culturali. MA ALMENO UNA MANIFESTAZIONE DI DISSENSO O DI PRESA DI DISTANZA?! NO SOLO
INDIFFERENZA E SILENZIO IMBARAZZATO.

Questo dimostra ancora una volta che le frasi solenni sopra ricordate erano vuote e fini solo alla loro immagine. Con Zaia. Con Brugnaro. Con Zuin. Con Venturini. Venezia non è mai
stata così sola. Non è mai stata così male rappresentata e tutelata.

Sola a Roma. Sola in Regione. Sola a Ca’ Farsetti.

E non è un’opinione. È un fatto. La Legge Speciale non è un favore. È una necessità. Venezia
non è una città come le altre. È acqua. È pietra che affonda. È manutenzione ogni giorno. È
residenza che scappa. È lavoro che muore. Senza risorse resta solo una cosa: una inarrestabile prospettiva di esaurimento dell’essenza stessa di essere città.
E allora la domanda è semplice. Semplice come una bestemmia detta sottovoce: con che
faccia tosta possono chiedere a Venezia e Mestre di rivotarli? Con che coraggio vengono a
battere le mani in Piazza San Marco, dopo aver lasciato la città senza un euro? Con che
dignità parlano di futuro, mentre firmano il presente della rinuncia?
Questa destra ama Venezia come si ama un souvenir. La lucida. La vende. La consuma. Ma
non la difende.
Noi no.
Noi diciamo che Venezia non è in saldo. Che non si governa con gli slogan. Che non si salva
una città con le bugie.
Chi ha voltato le spalle ieri e le volta oggi non merita fiducia domani.
Venezia si ricorda. E molto presto ormai presenterà loro il conto.

Il Presidente di Venezia è Tua

Ugo Bergamo

Comunicato stampa

bottom of page