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Il piano antipaccottiglia dell’Amministrazione Comunale è fallito (è un’arma spuntata) e il decoro della città è sempre più a rischio.

Venezia è patrimonio mondiale dell’umanità perché ha saputo costruire bellezza in un ambiente fragilissimo. Oggi però sembra parlare un’altro linguaggio: quella del “tanto va ben lo stesso, del meglio un banco in più che un problema da risolvere. 

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: banchi in fila a fare da barriera al fronte d’acqua del Bacino di San Marco, vetrine/magazzino ovunque, merci da un euro a oscurare il valore inestimabile dei monumenti. 

Eppure, Venezia non è nata così. 

Ritrovare il linguaggio autentico della città significa tre parole: 
misura, qualità, responsabilità. 

Misura nell’ingombro degli spazzi pubblici, già esigui e fragili. 
Qualità dei prodotti esposti. 
Responsabilità di chi governa e di chi lavora, perché tenere aperta una bottega a Venezia non è solo un mestiere: è un atto civico. 

Non è nostalgia: è politica urbana. Non è guerra al commercio: è difesa del commercio buono, quello che genera reddito perché costruisce reputazione. 

Molti albergatori tornano a parlare di decoro urbano, e non a caso lo fanno guardando la Riva degli Schiavoni, dove ha aperto da poco un albergo a cinque stelle. Forse è proprio questo sguardo nuovo che ci fa vedere meglio ciò che da tempo abbiamo sotto gli occhi: una riva che d’estate si trasforma in un caos di musica, banchetti disordinati, merce esposta senza cura. Sono forse cambiati i colori delle bancherelle, le forme, le dimensioni, ma il contenuto è rimasto lo stesso. 

E non è solo Riva degli schiavoni. Il degrado si estende fino a Rialto, dove la normativa “antipaccottiglia” sembrava aver fermato certe aperture. Oggi, invece, tornano vetrine di finto vetro di Murano e oggetti da un euro che nulla hanno a che fare con la tradizione 
artigiana veneziana. 

Perfino ai Santi Giovanni e Paolo ci sono negozi che bucano la pietra antica per appendere mutande con scritto I love Venice. È questo il biglietto da visita che vogliamo offrire al mondo? 

A tutto questo si aggiunge il comportamento di molti visitatori: cibo sui ponti, rifiuti, gente sdraiata nei campi, fornelli accesi sui gradini dei monumenti. In Campo Santa Maria Formosa e in Piazza San Marco troviamo venditori abusivi, grano per i piccioni, rose,  borseggiatori mentre ci preoccupiamo dei monopattini e dei bambini che giocano. 

La bellezza, qui, non è un orpello. È la principale ricchezza della città. Se la copri con la paccottiglia, smette di essere Venezia. 

E questo, semplicemente, non ce lo possiamo permettere. 

Venezia merita rispetto. 

E chi viene a visitarla merita di trovarla all’altezza della sua storia. Il decoro non è un vezzo estetico: è una forma di amore e di responsabilità verso la città più fragile e straordinaria del mondo. 

Il Presidente di Venezia è Tua 

Ugo Bergamo

Il piano antipaccottiglia dell’Amministrazione Comunale è fallito e il decoro della città è sempre più a rischio

14 ottobre 2025

Il piano antipaccottiglia dell’Amministrazione Comunale è fallito (è un’arma spuntata) e il decoro della città è sempre più a rischio.

Venezia è patrimonio mondiale dell’umanità perché ha saputo costruire bellezza in un ambiente fragilissimo. Oggi però sembra parlare un’altro linguaggio: quella del “tanto va ben lo stesso, del meglio un banco in più che un problema da risolvere.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: banchi in fila a fare da barriera al fronte d’acqua del Bacino di San Marco, vetrine/magazzino ovunque, merci da un euro a oscurare il valore inestimabile dei monumenti.

Eppure, Venezia non è nata così.

Ritrovare il linguaggio autentico della città significa tre parole:
misura, qualità, responsabilità.

Misura nell’ingombro degli spazzi pubblici, già esigui e fragili.
Qualità dei prodotti esposti.
Responsabilità di chi governa e di chi lavora, perché tenere aperta una bottega a Venezia non è solo un mestiere: è un atto civico.

Non è nostalgia: è politica urbana. Non è guerra al commercio: è difesa del commercio buono, quello che genera reddito perché costruisce reputazione.

Molti albergatori tornano a parlare di decoro urbano, e non a caso lo fanno guardando la Riva degli Schiavoni, dove ha aperto da poco un albergo a cinque stelle. Forse è proprio questo sguardo nuovo che ci fa vedere meglio ciò che da tempo abbiamo sotto gli occhi: una riva che d’estate si trasforma in un caos di musica, banchetti disordinati, merce esposta senza cura. Sono forse cambiati i colori delle bancherelle, le forme, le dimensioni, ma il contenuto è rimasto lo stesso.

E non è solo Riva degli schiavoni. Il degrado si estende fino a Rialto, dove la normativa “antipaccottiglia” sembrava aver fermato certe aperture. Oggi, invece, tornano vetrine di finto vetro di Murano e oggetti da un euro che nulla hanno a che fare con la tradizione
artigiana veneziana.

Perfino ai Santi Giovanni e Paolo ci sono negozi che bucano la pietra antica per appendere mutande con scritto I love Venice. È questo il biglietto da visita che vogliamo offrire al mondo?

A tutto questo si aggiunge il comportamento di molti visitatori: cibo sui ponti, rifiuti, gente sdraiata nei campi, fornelli accesi sui gradini dei monumenti. In Campo Santa Maria Formosa e in Piazza San Marco troviamo venditori abusivi, grano per i piccioni, rose, borseggiatori mentre ci preoccupiamo dei monopattini e dei bambini che giocano.

La bellezza, qui, non è un orpello. È la principale ricchezza della città. Se la copri con la paccottiglia, smette di essere Venezia.

E questo, semplicemente, non ce lo possiamo permettere.

Venezia merita rispetto.

E chi viene a visitarla merita di trovarla all’altezza della sua storia. Il decoro non è un vezzo estetico: è una forma di amore e di responsabilità verso la città più fragile e straordinaria del mondo.

Il Presidente di Venezia è Tua

Ugo Bergamo

Comunicato stampa

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