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Nomina al Teatro la Fenice sia al di sopra di ogni sospetto

C’è qualcosa, in questa nomina alla direzione musicale della Fenice, che non convince del tutto. 
Non per la persona, né per il talento che non spetta a me giudicare ma per il metodo, per il clima, per quella sensazione diffusa che ogni scelta pubblica, in questo Paese, debba sempre passare per una rete di amicizie, consensi e appartenenze. 
 
La Fenice non è un teatro qualunque. È un simbolo della cultura italiana e della storia europea. E quando una nomina così importante divide il mondo della musica, scatena lettere di protesta, minacce di sciopero e perfino disdette degli abbonati, significa che qualcosa nel processo decisionale non ha funzionato. Che non c’è stata trasparenza. Che il merito è stato, almeno in apparenza, piegato al calcolo politico. Forse il problema non è Beatrice Venezi, ma l’idea sempre più diffusa che in Italia la cultura debba rispondere al potere, non al talento. E che le scelte, anche le più delicate, vadano concordate più nei palazzi del potere che nelle sale dei teatri.  

A Venezia, poi, il confine è ancora più sottile. Quando il sindaco e il governo parlano la stessa lingua politica, la linea che separa l’autonomia culturale dall’obbedienza diventa evanescente.  

E allora la nomina di una direttrice d’orchestra diventa il simbolo di qualcos’altro: del potere che si  allunga fin dentro la musica, della cultura usata come vetrina, del favore travestito da merito.  

La Fenice si è rialzata dalle ceneri più volte. Speriamo che sappia farlo anche stavolta non da un incendio, ma da un’eclissi di credibilità. E, in fondo, c’era davvero da aspettarsi qualcosa di diverso da un sistema di potere in cui il Sindaco, che è anche Presidente della Fondazione, non sente la necessità di affidare la Cultura a una figura autorevole e indipendente, trattenendo invece per sé una delega così decisiva per la città più fragile e preziosa d’Italia. 

Il presidente di Venezia è Tua  

Ugo Bergamo

Nomina al Teatro la Fenice sia al di sopra di ogni sospetto

25 giugno 2025

Nomina al Teatro la Fenice sia al di sopra di ogni sospetto

C’è qualcosa, in questa nomina alla direzione musicale della Fenice, che non convince del tutto.
Non per la persona, né per il talento che non spetta a me giudicare ma per il metodo, per il clima, per quella sensazione diffusa che ogni scelta pubblica, in questo Paese, debba sempre passare per una rete di amicizie, consensi e appartenenze.

La Fenice non è un teatro qualunque. È un simbolo della cultura italiana e della storia europea. E quando una nomina così importante divide il mondo della musica, scatena lettere di protesta, minacce di sciopero e perfino disdette degli abbonati, significa che qualcosa nel processo decisionale non ha funzionato. Che non c’è stata trasparenza. Che il merito è stato, almeno in apparenza, piegato al calcolo politico. Forse il problema non è Beatrice Venezi, ma l’idea sempre più diffusa che in Italia la cultura debba rispondere al potere, non al talento. E che le scelte, anche le più delicate, vadano concordate più nei palazzi del potere che nelle sale dei teatri.

A Venezia, poi, il confine è ancora più sottile. Quando il sindaco e il governo parlano la stessa lingua politica, la linea che separa l’autonomia culturale dall’obbedienza diventa evanescente.

E allora la nomina di una direttrice d’orchestra diventa il simbolo di qualcos’altro: del potere che si allunga fin dentro la musica, della cultura usata come vetrina, del favore travestito da merito.

La Fenice si è rialzata dalle ceneri più volte. Speriamo che sappia farlo anche stavolta non da un incendio, ma da un’eclissi di credibilità. E, in fondo, c’era davvero da aspettarsi qualcosa di diverso da un sistema di potere in cui il Sindaco, che è anche Presidente della Fondazione, non sente la necessità di affidare la Cultura a una figura autorevole e indipendente, trattenendo invece per sé una delega così decisiva per la città più fragile e preziosa d’Italia.

Il presidente di Venezia è Tua

Ugo Bergamo

Comunicato stampa

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