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Siamo pronti ad assumere il governo della città. Il Veneto non vota più.  E Venezia vuole cambiare. 


L’affluenza al 45% è un colpo allo stomaco alla politica. Un graffio sulla porta della 
democrazia.

Vuol dire che più di un cittadino su due ha smesso di crederci.

Vuol dire che chi governa oggi il Veneto rappresenta sì e no un veneto su cinque.

È come vincere una partita in uno stadio vuoto: tecnicamente hai vinto, ma non c’è nessuno ad applaudirti. È la resa di un popolo stanco di promesse lisce come vetro e vuote come scatole di cartone. Intanto, altrove, dove si lavora a testa bassa e si costruiscono proposte vere, la gente torna a votare. New York ha visto crescere enormemente l’affluenza. Perché qualcuno ha avuto il coraggio di parlare ai cittadini come a persone e non come a numeri, dei loro veri bisogni e dando loro speranza. 

Qui, invece, la politica preferisce raccontarsela da sola, davanti allo specchio e comunque sempre sul ring. E la gente se ne va.

Dal voto, e da una politica che la delude, non la capisce e non la interpreta. Come dalle 
calli di Venezia, svuotate piano piano, casa dopo casa. Nei Comuni può vincere solo chi è credibile. E una proposta  puramente civica, che non guarda ai colori politici e non invoca come primo valore l’appartenenza alla destra o alla sinistra, può essere un  valore aggiunto decisivo. In Veneto, e in tutta Italia, i Comuni stanno facendo capire una verità semplice, 
elementare, quando il cittadino si riconosce in un progetto, torna. Quando non si  riconosce, scappa. E a Venezia questo è chiarissimo.

Da anni si registra una tendenza che si rafforza ogni giorno di più.

Ogni volta che si vota, l’alternativa a Brugnaro e ai suoi alleati diventa sempre più 
maggioranza.

La città non li ascolta e non li segue più. Non crede più alla favola dei numeri e delle slide.

Non si fida più di chi chiede fiducia dopo averla spesa in opere inutili, in silenzi pesanti, in decisioni prese altrove e calate su una città fragile come cristallo. Venezia vuole cambiare. E stavolta non lo dice sottovoce. La Stagione Buona, cui Venezia è Tua partecipa convintamente è la proposta che può rimettere in moto la città intera. La Stagione Buona non è uno slogan: è un ponte.

Una coalizione di persone sicuramente distanti e diverse per cultura e formazione  politica  ma testarde abbastanza da credere che Venezia possa essere ancora una città viva e vivibile. Una casa accogliente per chi ci vive, non un trofeo per chi ci specula. Ma ora arriva la scelta più importante: il sindaco. I risultati attuali e il trend elettorale confermano che a Venezia si può voltare pagina, archiviando l‘era Brugnaro, contro qualunque candidato i sostenitori di Brugnaro presenteranno alla ricerca disperata di una irrecuperabile credibilità, Zaia compreso, il cui impatto su Venezia è stato già verificato essere rilevante ma non sufficiente per impedire la vittoria di chi vuole discontinuità assoluta e coraggiosa nuova progettualità di cui Venezia e i veneziani sentono fortemente il bisogno. E qui non servono nomi lanciati come coriandoli.

Serve una persona capace di tenere insieme Venezia e Mestre come si tengono insieme mani che tremano: con attenzione, con rispetto, con calma, con visione. Civico o non civico? Domanda sbagliata.

La domanda è un’altra: chi può dare alla città discontinuità, speranza, e la forza di  rialzarsi e essere garante autorevole di questa progettualità nuova nella forma e nella 
sostanza che si arricchisce delle diverse sensibilità per un convintamente condiviso 
programma non contro qualcuno ma per il solo interesse di tutti i veneziani e di tutti i 
mestrini. Serve un metodo nuovo: niente tavoli romani , niente accordi nel retrobottega.

Serve una progettualità vera, condivisa, costruita sulla città e non sopra la città. Solo a questa precisa e unica domanda  deve rispondere l’ormai imminente scelta del candidato sindaco da parte de “la Stagione Buona“ scelta che sarà all’altezza della responsabilità che sta per assumersi di governare questa città complessa ma ancora con 
enormi potenzialità. 

Perché “Venezia è Tua”? Perché è una chiamata, non uno slogan, un invito a tutti i 
veneziani e mestrini, è una scelta per garantire il buon governo della città non per 
garantire qualcuno. Perché adesso non servono più critiche.

Servono mani da dare per collaborare prima, durante e soprattutto dolo il voto.

Servono idee per progettare un futuro migliore. 

Servono cittadini che fanno un passo avanti, che si riprendono il destino della loro città 
come si prende un bambino per mano per non farlo cadere. Metteremo sul tavolo i nostri progetti: per una città ripopolata, che offra opportunità di case e lavoro qualificato, che dia più servizi alle famiglie e agli anziani, che garantisca una mobilità più efficiente, per una città più sicura, più attrattiva, più inclusiva avendo sempre 
un principio guida: PRIMA I VENEZIANI E I MESTRINI.
 
La responsabilità del futuro?
Lo sappiamo: la città chiede ora chiaramente  a noi di guidarla. E noi non scappiamo.

Siamo pronti.
Gli ultimi dati lo dicono chiaro: Venezia cerca un’alternativa, una guida nuova che sappia   
alimentare ed alimentarsi  della speranza senza paura, con scelte  coraggiose  perché la  speranza non resti un sogno ma diventi realtà.
È tempo.

Il vento gira.

E quando Venezia decide di rinascere, nessuna mareggiata la può fermare.


Venezia è Tua intende impegnarsi ancora di più perché Venezia si riprenda la speranza e 
si possa insieme costruire una città migliore.

Il presidente di Venezia è Tua  
Ugo Bergamo

Siamo pronti ad assumere il governo della città. Il Veneto non vota più. E Venezia vuole cambiare.

28 novembre 2025

Siamo pronti ad assumere il governo della città. Il Veneto non vota più. E Venezia vuole cambiare.


L’affluenza al 45% è un colpo allo stomaco alla politica. Un graffio sulla porta della
democrazia.

Vuol dire che più di un cittadino su due ha smesso di crederci.

Vuol dire che chi governa oggi il Veneto rappresenta sì e no un veneto su cinque.

È come vincere una partita in uno stadio vuoto: tecnicamente hai vinto, ma non c’è nessuno ad applaudirti. È la resa di un popolo stanco di promesse lisce come vetro e vuote come scatole di cartone. Intanto, altrove, dove si lavora a testa bassa e si costruiscono proposte vere, la gente torna a votare. New York ha visto crescere enormemente l’affluenza. Perché qualcuno ha avuto il coraggio di parlare ai cittadini come a persone e non come a numeri, dei loro veri bisogni e dando loro speranza.

Qui, invece, la politica preferisce raccontarsela da sola, davanti allo specchio e comunque sempre sul ring. E la gente se ne va.

Dal voto, e da una politica che la delude, non la capisce e non la interpreta. Come dalle
calli di Venezia, svuotate piano piano, casa dopo casa. Nei Comuni può vincere solo chi è credibile. E una proposta puramente civica, che non guarda ai colori politici e non invoca come primo valore l’appartenenza alla destra o alla sinistra, può essere un valore aggiunto decisivo. In Veneto, e in tutta Italia, i Comuni stanno facendo capire una verità semplice,
elementare, quando il cittadino si riconosce in un progetto, torna. Quando non si riconosce, scappa. E a Venezia questo è chiarissimo.

Da anni si registra una tendenza che si rafforza ogni giorno di più.

Ogni volta che si vota, l’alternativa a Brugnaro e ai suoi alleati diventa sempre più
maggioranza.

La città non li ascolta e non li segue più. Non crede più alla favola dei numeri e delle slide.

Non si fida più di chi chiede fiducia dopo averla spesa in opere inutili, in silenzi pesanti, in decisioni prese altrove e calate su una città fragile come cristallo. Venezia vuole cambiare. E stavolta non lo dice sottovoce. La Stagione Buona, cui Venezia è Tua partecipa convintamente è la proposta che può rimettere in moto la città intera. La Stagione Buona non è uno slogan: è un ponte.

Una coalizione di persone sicuramente distanti e diverse per cultura e formazione politica ma testarde abbastanza da credere che Venezia possa essere ancora una città viva e vivibile. Una casa accogliente per chi ci vive, non un trofeo per chi ci specula. Ma ora arriva la scelta più importante: il sindaco. I risultati attuali e il trend elettorale confermano che a Venezia si può voltare pagina, archiviando l‘era Brugnaro, contro qualunque candidato i sostenitori di Brugnaro presenteranno alla ricerca disperata di una irrecuperabile credibilità, Zaia compreso, il cui impatto su Venezia è stato già verificato essere rilevante ma non sufficiente per impedire la vittoria di chi vuole discontinuità assoluta e coraggiosa nuova progettualità di cui Venezia e i veneziani sentono fortemente il bisogno. E qui non servono nomi lanciati come coriandoli.

Serve una persona capace di tenere insieme Venezia e Mestre come si tengono insieme mani che tremano: con attenzione, con rispetto, con calma, con visione. Civico o non civico? Domanda sbagliata.

La domanda è un’altra: chi può dare alla città discontinuità, speranza, e la forza di rialzarsi e essere garante autorevole di questa progettualità nuova nella forma e nella
sostanza che si arricchisce delle diverse sensibilità per un convintamente condiviso
programma non contro qualcuno ma per il solo interesse di tutti i veneziani e di tutti i
mestrini. Serve un metodo nuovo: niente tavoli romani , niente accordi nel retrobottega.

Serve una progettualità vera, condivisa, costruita sulla città e non sopra la città. Solo a questa precisa e unica domanda deve rispondere l’ormai imminente scelta del candidato sindaco da parte de “la Stagione Buona“ scelta che sarà all’altezza della responsabilità che sta per assumersi di governare questa città complessa ma ancora con
enormi potenzialità.

Perché “Venezia è Tua”? Perché è una chiamata, non uno slogan, un invito a tutti i
veneziani e mestrini, è una scelta per garantire il buon governo della città non per
garantire qualcuno. Perché adesso non servono più critiche.

Servono mani da dare per collaborare prima, durante e soprattutto dolo il voto.

Servono idee per progettare un futuro migliore.

Servono cittadini che fanno un passo avanti, che si riprendono il destino della loro città
come si prende un bambino per mano per non farlo cadere. Metteremo sul tavolo i nostri progetti: per una città ripopolata, che offra opportunità di case e lavoro qualificato, che dia più servizi alle famiglie e agli anziani, che garantisca una mobilità più efficiente, per una città più sicura, più attrattiva, più inclusiva avendo sempre
un principio guida: PRIMA I VENEZIANI E I MESTRINI.

La responsabilità del futuro?
Lo sappiamo: la città chiede ora chiaramente a noi di guidarla. E noi non scappiamo.

Siamo pronti.
Gli ultimi dati lo dicono chiaro: Venezia cerca un’alternativa, una guida nuova che sappia
alimentare ed alimentarsi della speranza senza paura, con scelte coraggiose perché la speranza non resti un sogno ma diventi realtà.
È tempo.

Il vento gira.

E quando Venezia decide di rinascere, nessuna mareggiata la può fermare.


Venezia è Tua intende impegnarsi ancora di più perché Venezia si riprenda la speranza e
si possa insieme costruire una città migliore.

Il presidente di Venezia è Tua
Ugo Bergamo

Comunicato stampa

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