
Umberto Bossi; guida o uomo dalle tante contraddizioni? Il ricordo dell'avv. Marco Sitran
20 marzo 2026
UMBERTO BOSSI; GUIDA O UOMO DALLE TANTE CONTRADDIZIONI? IL RICORDO DELL’AVV. MARCO SITRAN
L’Italia nasce come Stato unitario nel XIX secolo, ma fin dall’inizio porta con sé una contraddizione irrisolta: quella tra centralismo e autonomie. Il processo di unificazione, segnato anche da equilibri internazionali e interessi che andavano oltre la volontà dei singoli territori, ha prodotto uno Stato accentrato, che ha rapidamente ridimensionato le spinte federaliste e le identità locali. Le città, le comunità, le realtà storiche che avevano costruito nei secoli ricchezza, cultura e autogoverno, si sono ritrovate inglobate in un sistema che non le rappresentava fino in fondo. Il trasferimento della capitale da Torino a Firenze e poi a Roma fu anche il simbolo di questa costruzione progressiva di uno Stato centralizzato. Da allora, l’Italia non ha mai davvero sciolto questo nodo: quello tra unità e diversità, tra accentramento e autonomia. È dentro questa lunga contraddizione storica che si inserisce la mia esperienza personale. Ho vissuto dall’interno una stagione politica che prometteva di cambiare questa storia e che invece, col tempo, ha finito per adattarsi a ciò che diceva di combattere. Ero giovane, avevo 22 anni, e credevo davvero che il federalismo potesse diventare realtà. Non per ambizione personale, ma per un’idea: che i territori, con la loro storia, la loro identità e le loro capacità, potessero autogovernarsi in modo più giusto ed efficiente. Per questo entrai nella Lega, non per seguire un uomo, ma per dare forza a un progetto che trovava anche nelle elaborazioni di Miglio una visione concreta e strutturata. In quegli anni ebbi modo di osservare da vicino la figura di Umberto Bossi, che senza dubbio fu un leader capace di intercettare umori profondi e di dare voce a un disagio reale. Tuttavia, accanto alla forza comunicativa e politica, emergevano anche contraddizioni personali e comportamentali che, col tempo, rendevano difficile riconoscere in lui una guida coerente con i principi che venivano proclamati. Non si tratta di giudizi sommari, ma di una constatazione maturata vivendo quel contesto dall’interno: tra ciò che si diceva pubblicamente e ciò che si vedeva nei comportamenti quotidiani si apriva spesso una distanza. E quando questa distanza diventa sistematica, finisce per minare la credibilità stessa di un progetto politico. Ben presto mi accorsi che tra le parole e i fatti c’era uno scarto ancora più ampio. Le dinamiche interne, gli equilibri di potere, le ambizioni personali avevano preso il sopravvento su ogni slancio ideale. Quella che doveva essere una rivoluzione si rivelava, giorno dopo giorno, un sistema chiuso, incapace — o non disposto — a cambiare davvero le cose. Ricordo anche momenti di confronto acceso, segnati da toni e atteggiamenti che lasciavano poco spazio al dialogo e molto all’imposizione. Fu allora che maturai una scelta difficile ma necessaria: prendere le distanze. La mia non è stata solo una delusione politica, ma anche personale. E proprio per questo la decisione di andarmene non fu improvvisa, ma il risultato di una presa di coscienza progressiva. Lasciai la Lega a 24 anni (ne ero il Segretario Giovanile a Venezia) e intrapresi un’altra strada, trasferendomi all’estero per esercitare la professione di avvocato. Fu una scelta di vita oltre che professionale: un modo per ricostruire, lontano da logiche che non sentivo più mie, un percorso fondato sulla coerenza e sulla responsabilità individuale. Ma la mia battaglia ideale non si è fermata lì. Ho continuato a credere nel valore dell’autonomia, diventando promotore dell’autonomia di Venezia e Mestre. Una battaglia concreta, radicata nel territorio, che nasce dalla convinzione che Venezia abbia una specificità unica, che merita strumenti di autogoverno adeguati. Allo stesso tempo, ho lottato anche per la dignità di Mestre. Perché Venezia e Mestre non sono una contro l’altra, ma due grandi città, diverse e complementari, entrambe meritevoli di rispetto, rappresentanza e futuro. Questa iniziativa è stata ostacolata con forza proprio da chi, a parole, si dichiara autonomista. La Regione Veneto, rappresentata dalla Lega, ha sempre contrastato un percorso che avrebbe dato voce diretta ai cittadini, dimostrando ancora una volta quanto spesso l’autonomia venga evocata come principio, ma venga frenata quando diventa concreta possibilità di cambiamento. Non dimentico nulla di ciò che ho visto, vissuto e scritto. Ogni esperienza, anche la più amara, ha rafforzato la mia convinzione: il cambiamento vero non nasce dai leader carismatici o dalle strutture di potere, ma dalla coerenza, dalla partecipazione e dal coraggio di portare avanti le proprie idee, anche quando questo significa percorrere strade diverse. La mia è stata, ed è ancora, una battaglia per la dignità dei territori, per Venezia e per Mestre, e per un’Italia che non abbia paura della sua diversità, ma sappia finalmente farne la propria forza.
Avv. Marco Sitran Direttivo di Venezia è Tua
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Gian Nicola Pittalis
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