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Venezia è di chi la ama: basta usare la religione per dividerci
“Sono un cittadino veneziano, ma sono nato in Albania. Porto nel cuore le mie origini, ma la mia vita è qui: a Venezia ho costruito la mia famiglia, qui è nata mia figlia e qui lavoro ogni giorno. Mi sento parte di questa città quanto chiunque altro. Eppure, in questi giorni di campagna elettorale, leggo e sento cose che mi feriscono profondamente. Vedo un accanimento feroce contro la comunità bengalese e i suoi rappresentanti scesi in campo per la città. Ma quello che mi spaventa di più è l'uso strumentale della religione - fa sapere Salvator Frani, segretario Generale di Venezia è Tua -. Sento persone che si dicono grandi cattolici attaccare gli altri in nome di Dio, quando probabilmente della Bibbia non conoscono nemmeno un verso. È troppo facile farsi scudo della croce solo per raccogliere voti o per seminare paura verso chi è diverso. Io sono cresciuto tra l’Albania e il Montenegro dove cristiani e musulmani vivono porta a porta da sempre. Per noi la convivenza non è uno slogan, è la normalità: ci si aiuta, ci si rispetta, si festeggia insieme. Perché a Venezia, che per secoli è stata la città più multiculturale del mondo, oggi dobbiamo vivere questo clima di caccia alle streghe? Venezia è diventata la "Serenissima" non chiudendo le porte, ma aprendole. Ha ospitato mercanti, fedi e culture da ogni angolo del pianeta, e da questo incontro ha tratto la sua forza e la sua bellezza. Chi oggi cerca di mettere i cittadini l’uno contro l’altro per una manciata di voti sta calpestando la storia stessa di Venezia. Non lasciamoci ingannare da chi usa Dio per dividerci. La fede vera è amore e accoglienza, non è un’arma elettorale. Venezia merita rispetto, e il rispetto nasce dal riconoscere che siamo tutti sulla stessa barca, indipendentemente da dove siamo nati o da come preghiamo”. All’appello di Frani si aggancia Ugo Bergamo. “Venezia è sempre stata una città multiculturale e multietnica e ciò che ora sta accadendo rischia di cancellare millenni di quella storia che l’hanno resa unica. Stiamo parlando di cittadini italiani che hanno scelto di far parte di una lista che li fa sentire parte integrante della realtà del Comune e lo hanno fatto con forza e convinzione sapendo che gli offre la possibilità di far crescere i loro figli, mandarli a scuola, crescere e diventare professionisti come tutti gli altri senza distinzioni di credo o religione. Insieme ai rappresentanti della comunità bengalese anche due rappresentanti della comunità turca e ne siamo orgogliosi. Questo è l’esempio che vogliamo dare; un esempio di comunità e di integrazione contro quello “scempio” che vediamo girare per le strade di Mestre con quel manifesto della Lega con scritto “No alla moschea”. Vorrei ricordare ai nostri “amici”, visto che da poco abbiamo festeggiato la Liberazione, che esiste un libro fondamentale che si chiama Costituzione, scritta dai nostri nonni 80 anni fa, scritta di loro pugno dopo vent’anni di oppressione fascista, e non imposta dai vincitori come accaduto per altri Paesi. Questo libro, costato vite umane e sangue e che ci rappresenta tutti, all’Art. 8, dice chiaramente che il diritto di culto e di professarlo è sacro e inviolabile. Sarebbe il caso di rileggere ogni tanto la nostra Costituzione e la comunità bengalese – conclude Bergamo – forse la conosce meglio di tanti altri che si riempiono la bocca di slogan di cattivo gusto. Forse è meglio che si rileggano bene queste righe “La Costituzione italiana sancisce la pari libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla legge. Riconosce il diritto di organizzarsi secondo propri statuti, purché non in contrasto con l'ordinamento giuridico italiano, e stabilisce che i rapporti tra Stato e confessioni non cattoliche sono regolati per legge sulla base di intese”. Non mi pare assolutamente che questo non sia chiaro ha chi ha preso una decisione. L’intesa c’è e ci sarà. Come è successo a Roma, Milano e altre città dove esiste una moschea, dove gli accordi sono rispettati e le intese solide e proficue. Perché proprio Venezia dovrebbe tirarsi indietro?”.

Salvator Frani, Segretario Generale - Venezia è Tua e Avv. Ugo Bergamo capolista di Venezia è Tua

Venezia è di chi la ama: basta usare la religione per dividerci

28 aprile 2026

Venezia è di chi la ama: basta usare la religione per dividerci
“Sono un cittadino veneziano, ma sono nato in Albania. Porto nel cuore le mie origini, ma la mia vita è qui: a Venezia ho costruito la mia famiglia, qui è nata mia figlia e qui lavoro ogni giorno. Mi sento parte di questa città quanto chiunque altro. Eppure, in questi giorni di campagna elettorale, leggo e sento cose che mi feriscono profondamente. Vedo un accanimento feroce contro la comunità bengalese e i suoi rappresentanti scesi in campo per la città. Ma quello che mi spaventa di più è l'uso strumentale della religione - fa sapere Salvator Frani, segretario Generale di Venezia è Tua -. Sento persone che si dicono grandi cattolici attaccare gli altri in nome di Dio, quando probabilmente della Bibbia non conoscono nemmeno un verso. È troppo facile farsi scudo della croce solo per raccogliere voti o per seminare paura verso chi è diverso. Io sono cresciuto tra l’Albania e il Montenegro dove cristiani e musulmani vivono porta a porta da sempre. Per noi la convivenza non è uno slogan, è la normalità: ci si aiuta, ci si rispetta, si festeggia insieme. Perché a Venezia, che per secoli è stata la città più multiculturale del mondo, oggi dobbiamo vivere questo clima di caccia alle streghe? Venezia è diventata la "Serenissima" non chiudendo le porte, ma aprendole. Ha ospitato mercanti, fedi e culture da ogni angolo del pianeta, e da questo incontro ha tratto la sua forza e la sua bellezza. Chi oggi cerca di mettere i cittadini l’uno contro l’altro per una manciata di voti sta calpestando la storia stessa di Venezia. Non lasciamoci ingannare da chi usa Dio per dividerci. La fede vera è amore e accoglienza, non è un’arma elettorale. Venezia merita rispetto, e il rispetto nasce dal riconoscere che siamo tutti sulla stessa barca, indipendentemente da dove siamo nati o da come preghiamo”. All’appello di Frani si aggancia Ugo Bergamo. “Venezia è sempre stata una città multiculturale e multietnica e ciò che ora sta accadendo rischia di cancellare millenni di quella storia che l’hanno resa unica. Stiamo parlando di cittadini italiani che hanno scelto di far parte di una lista che li fa sentire parte integrante della realtà del Comune e lo hanno fatto con forza e convinzione sapendo che gli offre la possibilità di far crescere i loro figli, mandarli a scuola, crescere e diventare professionisti come tutti gli altri senza distinzioni di credo o religione. Insieme ai rappresentanti della comunità bengalese anche due rappresentanti della comunità turca e ne siamo orgogliosi. Questo è l’esempio che vogliamo dare; un esempio di comunità e di integrazione contro quello “scempio” che vediamo girare per le strade di Mestre con quel manifesto della Lega con scritto “No alla moschea”. Vorrei ricordare ai nostri “amici”, visto che da poco abbiamo festeggiato la Liberazione, che esiste un libro fondamentale che si chiama Costituzione, scritta dai nostri nonni 80 anni fa, scritta di loro pugno dopo vent’anni di oppressione fascista, e non imposta dai vincitori come accaduto per altri Paesi. Questo libro, costato vite umane e sangue e che ci rappresenta tutti, all’Art. 8, dice chiaramente che il diritto di culto e di professarlo è sacro e inviolabile. Sarebbe il caso di rileggere ogni tanto la nostra Costituzione e la comunità bengalese – conclude Bergamo – forse la conosce meglio di tanti altri che si riempiono la bocca di slogan di cattivo gusto. Forse è meglio che si rileggano bene queste righe “La Costituzione italiana sancisce la pari libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla legge. Riconosce il diritto di organizzarsi secondo propri statuti, purché non in contrasto con l'ordinamento giuridico italiano, e stabilisce che i rapporti tra Stato e confessioni non cattoliche sono regolati per legge sulla base di intese”. Non mi pare assolutamente che questo non sia chiaro ha chi ha preso una decisione. L’intesa c’è e ci sarà. Come è successo a Roma, Milano e altre città dove esiste una moschea, dove gli accordi sono rispettati e le intese solide e proficue. Perché proprio Venezia dovrebbe tirarsi indietro?”.

Salvator Frani, Segretario Generale - Venezia è Tua e Avv. Ugo Bergamo capolista di Venezia è Tua

Comunicato stampa

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