top of page
Venezia è Tua cala due assi da “90” per competenze e conoscenze del territorio
	
Gentile Collega, Venezia è Tua è lieta di invitarti domani 13 aprile alle ore 12.00 presso la sede della Lista in Piazza Ferretto per la presentazione del Dott. Gian Angelo Bellati e dell’Avv. Marco Sitran. La presentazione avverrà il giorno 

13 aprile alle ore 12.00 
presso 
Sede di Piazza Ferretto - Mestre

Gian Angelo Bellati ha cominciato lavorando nella Commissione Europea e nel Parlamento Europeo, esperienze in una banca internazionale e presso le partecipazioni statali in Alenia. Dal 1992 lavora per l’euro sportello Veneto e il centro est delle Camere di Commercio del Veneto: direttore di Unioncamere del Veneto e successivamente direttore dell’ufficio di rappresentanza del sistema camerale Veneto a Bruxelles. È stato presidente della Fiera di Longarone, presidente di una rete innovativa regionale Cluster management network e Venezia Cluster e dal 2023 direttore di Cescot Veneto, oltre che membro dei consigli di amministrazioni delle camere di Commercio italiane all’estero, oltre che nel consiglio direttivo di Manageritalia. Esperto in campo giuridico ed economico è una figura di riferimento importante per il Comune di Venezia e porta con sé una forte preparazione politica. “Ho scelto di scendere in campo al fianco dell’amico Ugo Bergamo perché per 11 anni ho assistito al disfacimento di un Comune unico al Mondo che non è stato capace, in nessun campo, di rendere più agevole la vita dei cittadini. Da decenni parliamo dei problemi di Venezia, ma delle soluzioni ben poco. Si, ci sono state varie ipotesi, che avevano sempre l’obiettivo di ripopolare sia la Venezia lagunare che Mestre. Fra queste la creazione dei due comuni autonomi in modo da trovare soluzioni specifiche per realtà tanto diverse; sappiamo come è finita dopo ben cinque referendum. Oggi dobbiamo partire da un grande Comune e trovare soluzioni per le specifiche realtà che lo formano. Ma cosa è lo Statuto speciale e cosa porta di vantaggi a Venezia? Se ne parla anche di questo da decenni ma solo di recente qualche chiarimento è arrivato. Il primo è coglierne l’opportunità di ampliare a Venezia la specialità accordata a Roma capitale; su tale punto c’è una proposta di modifica della Costituzione art 114 del candidato sindaco e senatore Andrea Martella. Poi l’utilizzo della insularità inserendo Venezia nella recente modifica dell’articolo 119 della Costituzione. Ma anche la proposta del sottoscritto nella campagna elettorale da candidato sindaco del 2015: utilizzare l’art.107 del Trattato di funzionamento dell’UE nelle parti che promuovono la realizzazione di un importante progetto di comune interesse, la cultura e la conservazione del patrimonio artistico. Sono circolate comunque altre proposte e soprattutto nessuna Autorità, nemmeno la Chiesa veneziana, ha mai obiettato. Risultati di questa proposte e di questa mobilitazione culminata in una recente risoluzione del Comune votata  da tutti i Consiglieri? Il nulla più totale. Della serie riempiamoci la bocca di buone intenzioni e poi lasciamo che nulla cambi. Ma approfondiamo ora a cosa servirebbe uno Statuto speciale perché, se ciò non è chiaro, sono solo parole al vento. Sicuramente esso dovrebbe garantire una autonomia per norme e regolamenti nel settore dell’inquinamento (vedi Marghera e altre realtà di terraferma), nella gestione delle acque in laguna, nell’ urbanistica per gli immobili veneziani contornati da acqua e su palafitte (quale altra realtà italiana è così particolare e speciale?), nella conversione di grandi industrie della terraferma in aziende piccole e medie tecnologicamente avanzate e specializzate ad esempio nell’energia, ambiente, industrie creative. Ma le Mille specialità, anche se riconosciute,  richiedono mezzi e questi possono essere solo garantiti dalla “Leva Fiscale”. Senza di essa inutile andare avanti e perdere tempo sugli Statuti speciali. Grazie alle esenzioni fiscali possiamo incentivare il disinquinamento, la nascita di start up, la conversione di aziende, la messa a disposizione di case per i cittadini e le imprese residenti, la nascita di nuove imprese alternative al settore turistico in ambiti tecnologicamente avanzati e compatibili con le strategie ambientali europee e nazionali, il restauro delle abitazioni (che nella Venezia insulare arriva a costare anche tre volte che in terraferma), l’abbassamento delle tasse locali per impedire che tante attività economiche lascino il comune di Venezia per trovare comuni vicini con imposizione fiscale più bassa. Qualcuno potrebbe obiettare: ma ridurre le imposte significa ridurre le entrate fiscali a livello nazionale! Troppo comodo potrebbero dire i nostri compatrioti italiani e veneti. E qui viene fuori chi ha il coraggio o meno di fare una grande battaglia per Venezia che dica: noi non vogliamo i soldi delle tasse generate fuori del Comune di Venezia, ma solo i soldi generati dalle tasse raccolte da imprese e cittadini veneziani. Con una riduzione secca del residuo fiscale (quella parte delle tasse generate da un territorio ma che vengono spese altrove). Ma sapete a quanto esso ammonta per tutto il comune? Da circa 700 milioni ad un miliardo di euro l’anno! Ne basterebbe la metà per far rinascere Mestre e Venezia con un aumento generalizzato del Pil e della base imponibile che, nell’arco di cinque anni porterebbe ad un aumento consistente della raccolta fiscale a favore dello Stato! Ma è questa la battaglia che io e tanti altri come me vogliamo con forza portare avanti. O puntiamo a decisioni coraggiose e rivoluzionarie o nulla cambierà per noi cittadini ed imprese veneziane”. Gli fa eco l’Avv. Marco Sitran; specializzato in diritto internazionale, formatosi tra Venezia e Bucarest. Appassionato di libri, fotografia e viaggi, affianca all’attività professionale un costante impegno civico e politico. Autonomista e federalista convinto, è stato il promotore dell’ultimo progetto di legge di iniziativa popolare per la creazione dei due Comuni di Mestre e di Venezia insulare. “Ho fatto la mia scelta in nome della democrazia così tanto calpestata in questa ultima amministrazione. Per Venezia (e Mestre e la terraferma) è l’ultima chiamata. Mi candido con Venezia è Tua al fianco di Ugo Bergamo per voltare pagina dopo anni di immobilismo e scelte che hanno indebolito la città. Da promotore della separazione tra Venezia e Mestre, denuncio un sistema che ha ridotto la rappresentanza: serve subito un prosindaco per Mestre e bilanci distinti, perché l’omologazione ha fallito. È inaccettabile che la Città Metropolitana, istituzione chiave per il rilancio del territorio, non sia eletta direttamente dai cittadini: va restituita piena sovranità democratica. Senza uno Statuto Speciale e vera autonomia fiscale, Venezia resterà schiacciata dalla monocultura turistica. Venezia non è un museo: è una città che deve tornare a vivere, produrre cultura e creare lavoro per i suoi residenti. La conferenza stampa convocata dal candidato Sindaco Andrea Martella sullo Statuto speciale non è un episodio isolato. Il disegno di legge costituzionale — elaborato anche con il nostro contributo diretto — era stato presentato già ad agosto in Consiglio comunale. È il risultato di quindici anni di lavoro politico, giuridico e referendario che abbiamo portato avanti con determinazione, spesso in solitudine. Venezia non è una città ordinaria. Non lo sono neppure Mestre e Marghera; sono realtà diverse, ma unite in un unico Comune che oggi paga il prezzo di scelte sbagliate, di una monocultura turistica che ha prodotto ricchezza per pochi e desertificazione sociale per molti. Il punto è semplice: senza residenti non c’è città. Senza casa accessibile non c’è comunità. Senza comunità cresce il degrado. E dove il degrado avanza, la criminalità diventa più aggressiva. Ecco perché lo Statuto speciale non è una bandiera ideologica: è uno strumento concreto. Serve una leva fiscale capace di ridurre i costi per chi vive e investe qui, di attrarre imprese innovative e alternative alla monocultura turistica, di riportare famiglie e giovani nel territorio. Solo così si può invertire la spirale della desertificazione. Autonomia non significa chiusura, significa responsabilità. Significa governare fenomeni straordinari con strumenti straordinari. Senza rinunciare alla Legge speciale di uno Stato — l’Italia — che dal 1966 riconosce Venezia come caso di preminente interesse nazionale, ma che negli anni ha progressivamente ridotto il proprio sostegno. Accanto allo Statuto speciale va rilanciata con forza la Città Metropolitana di Venezia. Oggi è un ente senza elezione diretta: un vulnus democratico evidente. Restituire ai cittadini dell’area vasta il diritto di scegliere i propri organi significa rafforzare il senso di responsabilità e di appartenenza, sia per Mestre sia per Venezia, dentro una città metropolitana intelligente, coesa, capace di pianificare il proprio futuro. Venezia, Mestre, Città Metropolitana. Obbligo di fare rete. Dai trasporti al porto. Area vasta significa rete: trasporti leggeri, mobilità sostenibile, integrazione dei servizi, visione strategica. Significa smettere di amministrare l’esistente e tornare a progettare il futuro. Sul porto occorre una scelta netta: sviluppo offshore, se non si intende costruire una reale integrazione con Trieste. In ogni caso, infrastrutture adeguate — tunnel subacqueo o ponte dedicato — sono indispensabili per evitare ulteriore traffico in laguna, già oggi ai limiti della sostenibilità. Ma la questione non è solo amministrativa. È storica. Venezia è sempre stata grande quando ha saputo guardare oltre sé stessa. L’acqua non divide: unisce. La laguna non è un confine, è un centro vitale. Rimettere Venezia al centro di un sistema metropolitano che dialoga con l’Adriatico e con l’Oriente significa restituirle la sua vocazione naturale. Uniti nella diversità, diversi nell’unità. La Grande Venezia può diventare una vera città europea. La città più antica del futuro. Ora serve coraggio politico. E serve partecipazione. Perché il futuro di Venezia non può essere deciso da pochi: deve essere costruito da una comunità consapevole del proprio destino.
In attesa di incontrare te o un tuo collaboratore, Cordiali saluti

Per Venezia è Tua
L’ufficio stampa
Gian Nicola Pittalis
Giornalista professionista
Ph: (+39) 345 84 26 144
giannicola.pittalis@gmail.com

Venezia è Tua cala due assi da “90” per competenze e conoscenze del territorio: Bellati e Sitran

13 aprile 2026

Venezia è Tua cala due assi da “90” per competenze e conoscenze del territorio

Gentile Collega, Venezia è Tua è lieta di invitarti domani 13 aprile alle ore 12.00 presso la sede della Lista in Piazza Ferretto per la presentazione del Dott. Gian Angelo Bellati e dell’Avv. Marco Sitran. La presentazione avverrà il giorno

13 aprile alle ore 12.00
presso
Sede di Piazza Ferretto - Mestre

Gian Angelo Bellati ha cominciato lavorando nella Commissione Europea e nel Parlamento Europeo, esperienze in una banca internazionale e presso le partecipazioni statali in Alenia. Dal 1992 lavora per l’euro sportello Veneto e il centro est delle Camere di Commercio del Veneto: direttore di Unioncamere del Veneto e successivamente direttore dell’ufficio di rappresentanza del sistema camerale Veneto a Bruxelles. È stato presidente della Fiera di Longarone, presidente di una rete innovativa regionale Cluster management network e Venezia Cluster e dal 2023 direttore di Cescot Veneto, oltre che membro dei consigli di amministrazioni delle camere di Commercio italiane all’estero, oltre che nel consiglio direttivo di Manageritalia. Esperto in campo giuridico ed economico è una figura di riferimento importante per il Comune di Venezia e porta con sé una forte preparazione politica. “Ho scelto di scendere in campo al fianco dell’amico Ugo Bergamo perché per 11 anni ho assistito al disfacimento di un Comune unico al Mondo che non è stato capace, in nessun campo, di rendere più agevole la vita dei cittadini. Da decenni parliamo dei problemi di Venezia, ma delle soluzioni ben poco. Si, ci sono state varie ipotesi, che avevano sempre l’obiettivo di ripopolare sia la Venezia lagunare che Mestre. Fra queste la creazione dei due comuni autonomi in modo da trovare soluzioni specifiche per realtà tanto diverse; sappiamo come è finita dopo ben cinque referendum. Oggi dobbiamo partire da un grande Comune e trovare soluzioni per le specifiche realtà che lo formano. Ma cosa è lo Statuto speciale e cosa porta di vantaggi a Venezia? Se ne parla anche di questo da decenni ma solo di recente qualche chiarimento è arrivato. Il primo è coglierne l’opportunità di ampliare a Venezia la specialità accordata a Roma capitale; su tale punto c’è una proposta di modifica della Costituzione art 114 del candidato sindaco e senatore Andrea Martella. Poi l’utilizzo della insularità inserendo Venezia nella recente modifica dell’articolo 119 della Costituzione. Ma anche la proposta del sottoscritto nella campagna elettorale da candidato sindaco del 2015: utilizzare l’art.107 del Trattato di funzionamento dell’UE nelle parti che promuovono la realizzazione di un importante progetto di comune interesse, la cultura e la conservazione del patrimonio artistico. Sono circolate comunque altre proposte e soprattutto nessuna Autorità, nemmeno la Chiesa veneziana, ha mai obiettato. Risultati di questa proposte e di questa mobilitazione culminata in una recente risoluzione del Comune votata da tutti i Consiglieri? Il nulla più totale. Della serie riempiamoci la bocca di buone intenzioni e poi lasciamo che nulla cambi. Ma approfondiamo ora a cosa servirebbe uno Statuto speciale perché, se ciò non è chiaro, sono solo parole al vento. Sicuramente esso dovrebbe garantire una autonomia per norme e regolamenti nel settore dell’inquinamento (vedi Marghera e altre realtà di terraferma), nella gestione delle acque in laguna, nell’ urbanistica per gli immobili veneziani contornati da acqua e su palafitte (quale altra realtà italiana è così particolare e speciale?), nella conversione di grandi industrie della terraferma in aziende piccole e medie tecnologicamente avanzate e specializzate ad esempio nell’energia, ambiente, industrie creative. Ma le Mille specialità, anche se riconosciute, richiedono mezzi e questi possono essere solo garantiti dalla “Leva Fiscale”. Senza di essa inutile andare avanti e perdere tempo sugli Statuti speciali. Grazie alle esenzioni fiscali possiamo incentivare il disinquinamento, la nascita di start up, la conversione di aziende, la messa a disposizione di case per i cittadini e le imprese residenti, la nascita di nuove imprese alternative al settore turistico in ambiti tecnologicamente avanzati e compatibili con le strategie ambientali europee e nazionali, il restauro delle abitazioni (che nella Venezia insulare arriva a costare anche tre volte che in terraferma), l’abbassamento delle tasse locali per impedire che tante attività economiche lascino il comune di Venezia per trovare comuni vicini con imposizione fiscale più bassa. Qualcuno potrebbe obiettare: ma ridurre le imposte significa ridurre le entrate fiscali a livello nazionale! Troppo comodo potrebbero dire i nostri compatrioti italiani e veneti. E qui viene fuori chi ha il coraggio o meno di fare una grande battaglia per Venezia che dica: noi non vogliamo i soldi delle tasse generate fuori del Comune di Venezia, ma solo i soldi generati dalle tasse raccolte da imprese e cittadini veneziani. Con una riduzione secca del residuo fiscale (quella parte delle tasse generate da un territorio ma che vengono spese altrove). Ma sapete a quanto esso ammonta per tutto il comune? Da circa 700 milioni ad un miliardo di euro l’anno! Ne basterebbe la metà per far rinascere Mestre e Venezia con un aumento generalizzato del Pil e della base imponibile che, nell’arco di cinque anni porterebbe ad un aumento consistente della raccolta fiscale a favore dello Stato! Ma è questa la battaglia che io e tanti altri come me vogliamo con forza portare avanti. O puntiamo a decisioni coraggiose e rivoluzionarie o nulla cambierà per noi cittadini ed imprese veneziane”. Gli fa eco l’Avv. Marco Sitran; specializzato in diritto internazionale, formatosi tra Venezia e Bucarest. Appassionato di libri, fotografia e viaggi, affianca all’attività professionale un costante impegno civico e politico. Autonomista e federalista convinto, è stato il promotore dell’ultimo progetto di legge di iniziativa popolare per la creazione dei due Comuni di Mestre e di Venezia insulare. “Ho fatto la mia scelta in nome della democrazia così tanto calpestata in questa ultima amministrazione. Per Venezia (e Mestre e la terraferma) è l’ultima chiamata. Mi candido con Venezia è Tua al fianco di Ugo Bergamo per voltare pagina dopo anni di immobilismo e scelte che hanno indebolito la città. Da promotore della separazione tra Venezia e Mestre, denuncio un sistema che ha ridotto la rappresentanza: serve subito un prosindaco per Mestre e bilanci distinti, perché l’omologazione ha fallito. È inaccettabile che la Città Metropolitana, istituzione chiave per il rilancio del territorio, non sia eletta direttamente dai cittadini: va restituita piena sovranità democratica. Senza uno Statuto Speciale e vera autonomia fiscale, Venezia resterà schiacciata dalla monocultura turistica. Venezia non è un museo: è una città che deve tornare a vivere, produrre cultura e creare lavoro per i suoi residenti. La conferenza stampa convocata dal candidato Sindaco Andrea Martella sullo Statuto speciale non è un episodio isolato. Il disegno di legge costituzionale — elaborato anche con il nostro contributo diretto — era stato presentato già ad agosto in Consiglio comunale. È il risultato di quindici anni di lavoro politico, giuridico e referendario che abbiamo portato avanti con determinazione, spesso in solitudine. Venezia non è una città ordinaria. Non lo sono neppure Mestre e Marghera; sono realtà diverse, ma unite in un unico Comune che oggi paga il prezzo di scelte sbagliate, di una monocultura turistica che ha prodotto ricchezza per pochi e desertificazione sociale per molti. Il punto è semplice: senza residenti non c’è città. Senza casa accessibile non c’è comunità. Senza comunità cresce il degrado. E dove il degrado avanza, la criminalità diventa più aggressiva. Ecco perché lo Statuto speciale non è una bandiera ideologica: è uno strumento concreto. Serve una leva fiscale capace di ridurre i costi per chi vive e investe qui, di attrarre imprese innovative e alternative alla monocultura turistica, di riportare famiglie e giovani nel territorio. Solo così si può invertire la spirale della desertificazione. Autonomia non significa chiusura, significa responsabilità. Significa governare fenomeni straordinari con strumenti straordinari. Senza rinunciare alla Legge speciale di uno Stato — l’Italia — che dal 1966 riconosce Venezia come caso di preminente interesse nazionale, ma che negli anni ha progressivamente ridotto il proprio sostegno. Accanto allo Statuto speciale va rilanciata con forza la Città Metropolitana di Venezia. Oggi è un ente senza elezione diretta: un vulnus democratico evidente. Restituire ai cittadini dell’area vasta il diritto di scegliere i propri organi significa rafforzare il senso di responsabilità e di appartenenza, sia per Mestre sia per Venezia, dentro una città metropolitana intelligente, coesa, capace di pianificare il proprio futuro. Venezia, Mestre, Città Metropolitana. Obbligo di fare rete. Dai trasporti al porto. Area vasta significa rete: trasporti leggeri, mobilità sostenibile, integrazione dei servizi, visione strategica. Significa smettere di amministrare l’esistente e tornare a progettare il futuro. Sul porto occorre una scelta netta: sviluppo offshore, se non si intende costruire una reale integrazione con Trieste. In ogni caso, infrastrutture adeguate — tunnel subacqueo o ponte dedicato — sono indispensabili per evitare ulteriore traffico in laguna, già oggi ai limiti della sostenibilità. Ma la questione non è solo amministrativa. È storica. Venezia è sempre stata grande quando ha saputo guardare oltre sé stessa. L’acqua non divide: unisce. La laguna non è un confine, è un centro vitale. Rimettere Venezia al centro di un sistema metropolitano che dialoga con l’Adriatico e con l’Oriente significa restituirle la sua vocazione naturale. Uniti nella diversità, diversi nell’unità. La Grande Venezia può diventare una vera città europea. La città più antica del futuro. Ora serve coraggio politico. E serve partecipazione. Perché il futuro di Venezia non può essere deciso da pochi: deve essere costruito da una comunità consapevole del proprio destino.
In attesa di incontrare te o un tuo collaboratore, Cordiali saluti

Per Venezia è Tua
L’ufficio stampa
Gian Nicola Pittalis
Giornalista professionista
Ph: (+39) 345 84 26 144
giannicola.pittalis@gmail.com

Comunicato stampa

bottom of page